La nazionale di pallavolo maschile in visita a San Patrignano

Una schiacciata andata a segno. È quella che ha fatto ieri sera la nazionale maschile italiana di pallavolo, in visita a San Patrignano in serata per poi fermarsi a cena con i 1300 ragazzi. Una visita senza dubbio veloce, ma che è stata più che sufficiente ai giocatori e al tecnico Mauro Berruto e al vice allenatore e icona del volley italiano Andrea Giani per farsi un’idea di ciò che è la comunità.

«La prima cosa che mi viene in mente – ha raccontato Mauro Berruto – è che chi non vede la comunità difficilmente può capire. Ho visto tante cose e tanti posti particolari nella mia vita, ma devo dire che sono sinceramente emozionato nel conoscere San Patrignano. Si ha la sensazione di essere di fronte a un’utopia diventata realtà e si percepisce tutta la bellezza del senso della comunità. Credo sia una metafora molto sportiva e per questo sono contento che lo sport sia così importante a San Patrignano. La bellezza e la forza della comunità sono uno strumento potentissimo per permettere al singolo di recuperare un errore fatto».
Davvero entusiasta della visita la squadra di pallavolo di San Patrignano che partecipa al torneo Csi e che ieri ha avuto l’onore di accompagnare i giocatori nella loro visita. «È con grande piacere che accogliamo la nazionale – ha spiegato Antonio Boschini, responsabile terapeutico della comunità e grande amante del volley – Questo è uno sport che è sempre stato presente in comunità e che esalta lo spirito di squadra, confermando il suo alto valore educativo. Ci ha fatto piacere conoscere i giocatori della nazionale, facce pulite dello sport che dovrebbero avere più spazio per essere d’esempio ai giovanissimi».
Inevitabile durante la visita anche il parallelismo tra il ruolo dell’educatore e quello dell’allenatore: «Le mie giornate – ha spiegato Berruto – hanno l’obiettivo preciso di vincere le partite. Anche qui l’obiettivo è vincere superando i propri limiti e da questo punto di vista la figura dell’allenatore è centrale. Qui si vive forte la sensazione del ruolo dell’allenatore, specialmente nel rapporto umano con i giocatori, così come è il rapporto di un educatore con i suoi ragazzi».
A proposito della visita in comunità ha infine concluso: «Cerco sempre di favorire questo tipo di incontro con chi ci vuole bene e poi tutte le volte scopriamo che siamo noi ad andare via più arricchiti di come siamo arrivati. Sono orgoglioso e felice di aver portato la squadra qui perché questi incontri servono a crescere a livello individuale ed anche a giocare meglio».

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