La diffusione ormai inarrestabile dei brand eco friendly

Solo qualche decennio l’idea comune era che le risorse alle quali avevamo accesso fossero infinite. Parliamo soprattutto delle risorse fossili usate come combustibili per dare slancio al progresso e alla società del futuro. A distanza di pochi anni possiamo candidamente ammettere che si sbagliavamo.

L’utilizzo costante ed estensivo delle risorse del nostro pianeta ci ha portati sull’orlo del baratro e a dover far fronte comune contro problemi come il surriscaldamento globale, l’inquinamento e il cambiamento climatico. Una sfida epocale che se non affrontata con tutti i mezzi possibili non potrà che portare alla distruzione irreversibile del nostro pianeta.

La buona notizia è che qualcosa di buono si muove, quella brutta è che siamo dannatamente in ritardo. Se l’impegno del singolo si fa sempre più regolare attraverso la raccolta differenziata e con un certo tipo di scelta mirata alla sostenibilità, il modello di azienda ecosostenibile è quello a cui gli attori del mercato guardano per guadagnare punti a livello di reputazione e  per arrivare a un livello di produttività che abbia un impatto ridotto sull’ambiente in cui viviamo. Un discorso che accomuna i grandi colossi, come P&G, Amazon o Apple, ma che si sta facendo strada anche tra la piccola-media impresa.

Il loro contributo per un pianeta pulito e abitabile è di fondamentale importanza, e gli scenari futuri a livello produttivo e commerciale non potranno non fare i conti con le nuove esigenze legate all’ambiente e alla sostenibilità. 

Cos’è un brand amico dell’ambiente?

In tutti i settori produttivi l’orientamento green dei consumatori sta dando degli input che influenzerà il futuro delle aziende. Il cliente ha sempre più la necessità di fare qualcosa di concreto per il pianeta, e quindi è sempre alla ricerca di alternative meritevoli che gli diano l’idea che i soldi spesi per quell’acquisto sono soldi spesi bene. Ecco che le aziende  si sono trovate nella posizione di dover aderire a queste nuove esigenze per non vedere ridimensionato il proprio traffico d’affari, col rischio di sparire completamente dal mercato. 

Più del 90% degli amministratori delle grandi aziende pensano che optare per la sostenibilità sia essenziale per garantirsi la sopravvivenza e il successo. Le iniziative green sono quindi diventate sempre più frequenti e ormai rappresentano un buona parte degli introiti. 

Un brand che si dichiara amico dell’ambiente è quello che riconosce la gravità della minaccia rappresentata dal global warming e dai cambiamenti climatici, e si impegna a farvi fronte attraverso pratiche sostenibili. Non si tratta del solo utilizzo di materiali riciclabili al posto della plastica, o di ridurre i consumi durante il corso dell’anno. Molte aziende ispirate dalle tematiche ambientali investono ingenti somme in iniziative in grado di fare la differenza e di ispirare i propri clienti, indirizzandoli verso scelte che strizzano l’occhio all’ambiente.
Per diventare un brand riconosciuto da parte dell’opinione pubblica, non basta limitarsi al compitino, ma bisogna colpire il  consumatore con formule originali e rivoluzionarie. 

L’importanza di essere eco friendly

Se si è in grado di creare un brand davvero amico dell’ambiente, i benefici sono considerevoli. Prima di tutto quello a livello di impatto sul mercato e sulla concorrenza, determinato dalle scelte del consumatore, sempre più propenso a spendere i propri soldi nell’acquisto di prodotti di aziende che rispecchiano i propri valori. Questo è ancora più vero per determinate fasce di clientela. Il 90% dei millennial afferma che le proprie scelte vengono quasi sempre determinate dall’aspetto della sostenibilità e dell’impegno di un determinato brand a livello ambientale. Si tenga in considerazione che quello della generazione green è il mercato più appetibile nonché esteso a livello demografico, ed è fortemente animato da sentimenti ambientalistici. 

Gli altri benefici legati allo status di brand eco friendly riguardano, a parte il guadagno in termini di immagine, la riduzione del rischio di incorrere in sanzioni anche pesanti da parte degli organi statali, sempre più attenti a punire pratiche che non tengano in considerazione la tutela dell’ambiente, e la diminuzione dei costi generali, determinati dall’uso più razionale delle risorse.  

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