Enrico Fornito: la governance fiscale come scelta strategica nelle PMI strutturate

Perché le imprese con fatturato rilevante dovrebbero dotarsi di un tax control framework volontario prima che diventi un obbligo normativo se si vuole aderire a un sistema di cooperative compliance. L’analisi di Enrico Fornito, commercialista e autore del libro Verifica Fiscale.

Nel panorama imprenditoriale italiano, le PMI con fatturato di almeno 1,5 milioni di euro dovrebbero strutturarsi adeguatamente per non trovarsi in una zona grigia tanto insidiosa quanto sottovalutata. Da un lato, non rientrano ancora nelle soglie dimensionali che impongono per legge l’adozione di modelli organizzativi strutturati in materia di controllo fiscale. Dall’altro, la complessità delle loro operazioni – rapporti bancari articolati, esposizioni finanziarie significative, processi decisionali distribuiti – le espone a rischi fiscali che richiederebbero un presidio sistematico. Eppure, la stragrande maggioranza di queste imprese affronta la fiscalità come un adempimento a valle, mai come una leva di governo aziendale.

È una contraddizione che Enrico Fornito, fondatore dello Studio Enrico Fornito Commercialisti di Bergamo e autore del libro Verifica Fiscale, conosce da vicino. La sua doppia esperienza – prima come verificatore nella Guardia di Finanza presso la Polizia tributaria di Venezia, poi come professionista che assiste le imprese durante le verifiche – gli ha fornito una prospettiva rara, capace di leggere il rischio fiscale da due angolazioni diverse.

Il vuoto normativo che diventa vulnerabilità

Per le imprese al di sopra di determinate soglie dimensionali, la normativa italiana prevede modelli organizzativi obbligatori in materia di controllo fiscale se si vuole aderire a un sistema di cooperative compliance. Tuttavia, al di sotto di quelle soglie, esiste un vasto tessuto di PMI strutturate – con fatturati rilevanti, decine di dipendenti, operazioni complesse – che non sono tenute ad alcun framework formalizzato di governance tributaria.

Questo non vuol dire che non ne abbiano bisogno. Significa, piuttosto, che la scelta di dotarsene è interamente volontaria; ed è proprio qui che si gioca una partita strategica: tra chi aspetta l’obbligo e chi anticipa la norma con una scelta di maturità organizzativa.

Come osserva Enrico Fornito, il problema non è quasi mai la singola dichiarazione o il singolo adempimento, ma l’assenza di un sistema che consenta all’imprenditore di sapere, in ogni momento, dove si annidano le aree di rischio e come sono state gestite le scelte fiscali che hanno impatto sulla struttura aziendale.

Che cos’è un tax control framework volontario e perché adottarlo ora

Un tax control framework volontario è un insieme organizzato di procedure, controlli e flussi informativi che un’impresa adotta per presidiare la variabile fiscale in modo preventivo e strutturato, anche quando la legge non lo impone. Non si tratta di un esercizio burocratico, ma di un vero e proprio strumento di governo d’impresa.

Nella pratica, l’adozione di un simile framework comporta:

  • Mappatura delle aree di rischio fiscale: identificare i processi aziendali che generano implicazioni tributarie significative, dalla gestione dei flussi finanziari alla contrattualistica, dalle operazioni straordinarie alle politiche di transfer pricing, laddove applicabili.

  • Formalizzazione dei processi decisionali: documentare chi decide, come e sulla base di quali informazioni vengono assunte le scelte con rilevanza fiscale, superando la logica dell’improvvisazione o della delega informale.

  • Tracciabilità e coerenza delle scelte: garantire che ogni decisione fiscale sia ricostruibile, motivata e coerente con la strategia complessiva dell’impresa, non frutto di interventi estemporanei o reattivi.

  • Check-up fiscali regolari: programmare verifiche interne periodiche che consentano di intercettare anomalie, disallineamenti o aree scoperte, prima che diventino contestazioni.

  • Adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili effettivamente funzionanti: non limitarsi a predisporre documenti formali, ma assicurarsi che i presidi siano operativi, aggiornati e integrati nei processi reali dell’impresa.

L’obiettivo non è pagare meno imposte. L’obiettivo è sapere esattamente dove si è, perché si è lì e poterlo dimostrare con serenità in qualsiasi momento, anche di fronte a un’ispezione.

La lezione che viene dalla pratica: verifiche fiscali e impreparazione strutturale

L’esperienza di Enrico Fornito, maturata prima sul versante ispettivo e poi su quello della consulenza, restituisce un quadro ricorrente: le imprese che affrontano una verifica fiscale senza un sistema organizzativo alle spalle non soffrono necessariamente perché hanno commesso irregolarità, ma perché non sono in grado di ricostruire con lucidità e tempestività il percorso delle proprie scelte.

Nel suo libro, Verifica Fiscale, Fornito affronta esattamente questo snodo. Non si tratta di un manuale difensivo, né di una guida per ridurre il carico fiscale o aggirare i controlli. È uno strumento orientato alla consapevolezza: fornire a imprenditori e professionisti gli strumenti per comprendere il funzionamento reale di una verifica e per affrontarla – o meglio, per prepararsi ad affrontarla – con metodo e trasparenza.

Un caso emblematico, tratto dall’esperienza dello Studio Fornito, riguarda una società in nome collettivo con un fatturato di circa venti milioni di euro, che si era esposta verso il sistema bancario per circa sei milioni. La forma societaria, che consentiva prelevamenti senza particolari formalità, unita a una gestione amministrativa non adeguatamente presidiata, aveva generato una situazione potenzialmente irreversibile. Lo Studio ha gestito un’importante ristrutturazione del debito attraverso una società veicolo, salvando l’azienda e cinquanta posti di lavoro in un processo durato dieci anni. Un percorso che, come sottolinea Fornito, ha richiesto non solo competenza tecnica, ma un forte supporto umano agli imprenditori coinvolti.

Se quell’impresa avesse avuto, fin dall’inizio, un framework di governance – fiscale e organizzativo – che avesse reso trasparenti i flussi, formalizzato le decisioni e segnalato le aree di rischio, la crisi avrebbe potuto essere intercettata molto prima o, con ogni probabilità, evitata.

Il ruolo della tecnologia e i suoi limiti

L’introduzione dell’intelligenza artificiale nei processi contabili e fiscali sta trasformando il lavoro degli studi professionali. L’elaborazione della contabilità, oggi, può avvalersi di strumenti che semplificano e riducono i tempi in modo significativo.

Tuttavia, come evidenzia Enrico Fornito, l’intelligenza artificiale non è ancora affidabile al cento per cento. L’intervento umano resta fondamentale, soprattutto nelle aree in cui la complessità non è algoritmica, ma interpretativa: la valutazione del rischio, la lettura del contesto normativo in evoluzione, il dialogo con l’imprenditore. Un aneddoto, raccontato dallo stesso Fornito, è illuminante: un cliente ha utilizzato Chat GPT per redigere un contratto, costringendo lo Studio a riscriverlo integralmente e a farglielo pagare di più. La tecnologia è uno strumento, non un sostituto della competenza.

In un tax control framework volontario, la tecnologia gioca un ruolo abilitante – nell’automazione dei controlli, nella gestione documentale, nel monitoraggio delle scadenze – ma il cuore del sistema resta la capacità di giudizio professionale e la relazione di fiducia tra consulente e imprenditore.

Strutturarsi prima dell’obbligo: una scelta di maturità aziendale

La direzione normativa, in Italia e in Europa, è chiara: i requisiti di compliance fiscale e organizzativa si stanno progressivamente estendendo verso soglie dimensionali sempre più basse. Ciò che oggi è volontario per una PMI con un fatturato di 1,5 milioni di euro potrebbe diventare obbligatorio nel giro di pochi anni.

Le imprese che scelgono di anticipare questo percorso non lo fanno per compiacere il legislatore, ma perché riconoscono che la governance fiscale è una componente della governance aziendale; perché sanno che la trasparenza e la tracciabilità delle scelte fiscali riducono il rischio di contenzioso, migliorano il rapporto con il sistema bancario, rafforzano la credibilità nei confronti di stakeholder e partner.

I punti chiave per le PMI strutturate che vogliono intraprendere questo percorso possono essere sintetizzati così:

  • Non aspettare l’obbligo normativo: adottare un framework volontario oggi significa costruire un vantaggio competitivo, non solo un presidio di conformità.

  • Partire dalla mappatura dei rischi reali: ogni impresa ha un profilo di rischio fiscale specifico, che dipende dal settore, dalla struttura societaria, dalle modalità operative. Non esistono soluzioni preconfezionate.

  • Integrare il fiscale nell’organizzativo: la governance tributaria non può essere un compartimento stagno. Deve dialogare con gli assetti organizzativi, i flussi decisionali, i controlli interni.

  • Investire nella relazione consulente-imprenditore: prima di essere guidato, l’imprenditore ha bisogno di essere ascoltato. Un tax control framework efficace nasce dal dialogo, non dall’imposizione di modelli astratti.

  • Documentare per comprendere, non solo per difendersi: la formalizzazione dei processi non serve a prepararsi alla verifica come a un esame. Serve a governare l’impresa con consapevolezza.

Come scrive Fornito: “Strutturarsi prima dell’obbligo normativo è una scelta di maturità aziendale”. È una frase che racchiude una visione precisa del rapporto tra impresa e fisco: non conflittuale, non elusiva, ma fondata sulla trasparenza e sulla preparazione strategica.

Oltre l’adempimento

Il dibattito sulla fiscalità d’impresa in Italia è ancora troppo spesso schiacciato su due estremi: da un lato, l’adempimento passivo, ovvero pagare, compilare, sperare che non arrivi la verifica; dall’altro, la ricerca di scorciatoie, tra strategie aggressive, zone d’ombra, ottimizzazioni al limite. Esiste una terza via, che è quella della governance consapevole: sapere dove si è, perché si è lì, e poterlo dimostrare in qualsiasi momento.

È la via che Enrico Fornito propone nel suo lavoro quotidiano e nel suo libro Verifica Fiscale: non una soluzione magica, ma un metodo solido che funziona quando l’intenzione è sana. Per le PMI strutturate che vogliono crescere senza sorprese, la domanda non è più se dotarsi di un framework di governance fiscale, ma quando. E la risposta migliore, quasi sempre, è: prima che qualcun altro lo decida per loro.

Per informazioni sui servizi di consulenza: www.studiofornito.it.

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